Calcio: CT Italia, Pirlo non vale Guardiola

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CT Italia - Guardiola vs Pirlo

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Dalle stelle alle stalle: se il “NO” di Guardiola ci riconsegna al Maestro Pirlo

Signore e signori, benvenuti all’ennesimo capitolo della saga “Come farsi del male da soli”, diretta, prodotta e interpretata dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio. Se pensavate che il fondo del barile fosse stato toccato, vi sbagliavate di grosso: stiamo scavando, e con un certo entusiasmo.

La notizia dell’estate – che ha la delicatezza di un macigno lanciato in una cristalleria – è ormai nota: Pep Guardiola ha detto “no” alla panchina della Nazionale italiana. Paolo Maldini e Leonardo ci avevano provato, mettendo sul piatto un piano decennale di rifondazione totale. Un’idea affascinante, quasi utopica. Ma Pep, da uomo intelligente e pragmatico qual è, ha ringraziato, ha citato il bisogno di “staccare la spina e stare in famiglia” dopo l’epopea al Manchester City, e ha declinato l’invito. Traduzione non ufficiale: “Caro calcio italiano, ti voglio bene, ma non ho intenzione di rovinarmi la reputazione e la salute mentale per sistemare le tue macerie”.

E fin qui, nulla da dire. Il rifiuto di un extraterrestre ci sta. Il vero capolavoro della commedia all’italiana arriva adesso, con la gestione del “Piano B”.

Dalla Formula 1 al Monopattino Elettrico

Sapete chi è il favorito numero uno per rilevare la panchina azzurra a due mesi dall’inizio della Nations League? Andrea Pirlo.

Sì, avete capito bene. Il “Piano B” dopo aver incassato il no del tecnico più vincente e influente del XXI secolo è… il Maestro. Ora, sia chiara una cosa: massimo rispetto per Andrea Pirlo calciatore, un fenomeno divino che ci ha regalato una Coppa del Mondo ed eleganti lezioni di geometria applicata al pallone. Ma qui parliamo di panchina. E mettere nello stesso periodo ipotetico Guardiola e Pirlo come selezionatori è un esercizio di equilibrismo logico che meriterebbe un premio per la fantasia.

Parliamo di due mondi astronomicamente distanti:

  • Pep Guardiola: 38 trofei in bacheca, 3 Champions League, un’identità tattica che ha rivoluzionato la storia di questo sport e dieci anni di dominio assoluto ai vertici del calcio globale.
  • Andrea Pirlo: Un’annata alla Juventus conclusa tra mille affanni, un’esperienza esotica in Turchia al Fatih Karagümrük e una parentesi decisamente avara di soddisfazioni alla Sampdoria in Serie B.

Passare da Guardiola a Pirlo è come entrare in un concessionario per comprare una Ferrari e, dopo aver scoperto che è fuori budget, uscire felici a bordo di un monopattino elettrico con la batteria al 12%.

Il Fascino Incurabile della “Minestra Riscaldata”

Ma la vera domanda che divide il bar dello sport è la seguente: perché il calcio italiano è così ossessionato dai grandi ex campioni invece che dai progetti tattici veri?

  • I Romantici del predestinato diranno: Pirlo conosce l’ambiente della Nazionale come le sue tasche. Ha il carisma del campione, parla la lingua dei calciatori e ha solo bisogno di tempo e fiducia per dimostrare il suo valore tattico senza le pressioni esagerate dei club.
  • I Realisti (e i maligni) risponderanno: È la solita scorciatoia mediatica. Siccome non ci sono i soldi o le strutture per attirare un profilo internazionale top, ci si affida all’effetto nostalgia. Il “nome di grido” da dare in pasto alla stampa per coprire il vuoto cosmico di programmazione dei vertici federali.

L’idea che la panchina di una quattro volte Campione del Mondo debba diventare un laboratorio di tirocinio per allenatori in cerca di rilancio è semplicemente surreale. Guardiola rappresentava la rottura, la rivoluzione culturale, la voglia di rischiare per rifondare un movimento fermo al secolo scorso. Pirlo rappresenta la comfort zone, l’usato garantito (si fa per dire) e la solita speranza italica che la classe del singolo possa colmare le lacune del sistema.

Il campo, come sempre, sarà l’unico giudice supremo. Ma la sensazione è che, mentre gli altri corrono a trecento all’ora verso il futuro, noi continuiamo a guardare nello specchietto retrovisore. Buona fortuna ad Andrea Pirlo, ne avrà tremendamente bisogno. E un caro saluto a Pep: alla fine, come dargli torto?

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