Infantino, Belgio vs USA

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Il “Lodo Trump”: se la geopolitica entra in scivolata sul Regolamento FIFA

Signore e signori, benvenuti alla fiera dell’assurdo. Se pensavate che il calcio avesse toccato il fondo con l’assegnazione di Mondiali in pieno deserto o con il Var che impiega sei minuti per scovare un alluce in fuorigioco millimetrico, tenetevi forte. Ai Mondiali 2026 abbiamo ufficialmente inaugurato una nuova, entusiasmante era: quella del “Telefono Rosso” della giustizia sportiva.

Il caso del giorno – che definire “brutta vicenda” è un eufemismo cortese – vede come protagonisti l’attaccante statunitense Folarin Balogun, il presidente della FIFA Gianni Infantino e, rullo di tamburi, il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

La cronaca, per chi si fosse perso questo capolavoro di diplomazia da spogliatoio, è lineare quanto agghiacciante. Sedicesimi di finale: gli USA battono la Bosnia 2-0, ma Balogun si prende un cartellino rosso diretto per un pestone ai danni di Muharemovic. Espulsione sacrosanta dopo revisione Var. Regolamento alla mano – quel libretto di istruzioni che dovrebbe valere per tutti, dal Real Madrid all’oratorio – scatta la squalifica automatica di un turno. Niente ottavi di finale contro il Belgio. Fine della storia? Ma quando mai.

“Pronto, Gianni? Sono Donald”

Qui la realtà supera la satira. Secondo le ricostruzioni concordi di New York Times, Cnn e Washington Post, il Presidente Trump, che finora non si era visto in nessuno stadio del Mondiale, decide che è il momento di fare la sua mossa da fuoriclasse. Prende il telefono, compone il numero del “maggiordomo del calcio mondiale” Gianni Infantino e, presumibilmente, gli spiega che l’espulsione del bomber a Stelle e Strisce rovina lo spettacolo nel Paese ospitante.

Ed ecco che la Commissione Disciplinare della FIFA, nota per la sua proverbiale e granitica indipendenza (ironia per intenditori), compie il miracolo geopolitico. Rispolvera dal cilindro l’Articolo 27 del Codice Disciplinare – una norma mai applicata nella storia delle fasi finali di un Mondiale – e decide che la squalifica di Balogun è “sospesa con la condizionale” per un anno. Se per dodici mesi non calpesta la caviglia di nessuno, amici come prima.

Il commento di Trump su Truth è arrivato più veloce di un contropiede: “Grazie alla FIFA per aver agito secondo giustizia e per aver posto rimedio a una grave ingiustizia!”. Che meraviglia. Il diritto sportivo riscritto a colpi di tweet dal Commander-in-Chief.

La UEFA e la “Linea Rossa” Superata

Dall’altra parte dell’Oceano, la UEFA ha preso la notizia con la stessa grazia di chi riceve una pallonata in piena faccia. In una nota ufficiale durissima, Nyon ha tuonato parlando di “linea rossa superata” e di decisione “senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile”.

Ed è qui che la polemica si fa sublime. Perché vedere la UEFA che fa la morale alla FIFA sulla trasparenza e sul rispetto delle regole è un po’ come vedere un lupo che rimprovera una volpe per aver rubato una gallina. Ma in questo caso, come dargli torto? Se passa il principio del “Lodo Trump”, il futuro del calcio è già scritto: immaginate la finale dei prossimi Mondiali. Un difensore ferma un pallone sulla linea con le mani. L’arbitro fischia il rigore, ma il Primo Ministro del Paese in questione chiama la sala VAR minacciando sanzioni economiche o dazi sulle esportazioni di palloni. Scommettiamo che il rigore viene revocato per “improvviso colpo di vento”?

E il povero Belgio, prossimo avversario degli USA? La federazione belga si dice “sbalordita” e sta valutando il ricorso. Rudi Garcia, con il suo solito sarcasmo, ha chiosato: “Non sapevo che il 5 luglio fosse il primo d’aprile negli Stati Uniti”. Come dargli torto.

Il Precedente che Uccide la Credibilità

La FIFA, ovviamente, nega qualsiasi pressione dalla Casa Bianca. Ci mancherebbe altro. Hanno applicato il regolamento, dicono. Peccato che l’applicazione “sui generis” di una norma pensata per ben altri contesti, attuata guarda caso subito dopo una telefonata presidenziale, distrugga quel briciolo di credibilità residua che lo sport internazionale faticosamente cercava di mantenere.

Non è più una questione di tifo, qui si parla delle fondamenta del gioco. Se il cartellino rosso diventa negoziabile in base al PIL della nazione del calciatore espulso, allora smettiamo di chiamarlo sport. Chiamiamolo “G7 del pallone” e assegniamo la coppa direttamente al Paese con l’esercito più grande. Stasera Balogun sarà regolarmente in campo contro i belgi a Seattle. Gli auguriamo di non fare falli duri: non vorremmo che Infantino dovesse rimettere mano al telefono per salvargli la fedina sportiva.

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