JX Magazine: il Gol di Turone
JX Magazine - Il Gol di Turone
Il “Gol di Turone”: L’ombra lunga di un fuorigioco che non c’era (o forse sì?) e lo scudetto conteso del 1981
Signore e signori, benvenuti in una puntata di “Storie dal Campo”, dove i fatti sono più piccanti di qualsiasi fantasia! Dimenticate per un momento i dribbling impossibili e i gol da cineteca. Oggi ci addentriamo in una delle polemiche più feroci, durature e iconiche della storia del calcio italiano: il celeberrimo “Gol di Turone”. Un episodio che, a distanza di oltre quarant’anni, continua a far discutere, a generare accesi dibattiti tra tifosi di diverse generazioni e a rappresentare il simbolo di un campionato conteso, quello della stagione 1980-1981.
Il palcoscenico di questa vicenda è lo Stadio Comunale di Torino, oggi noto come Stadio Olimpico Grande Torino. La data è il 10 maggio 1981, giorno della 28ª giornata di Serie A. In campo si affrontano due giganti del nostro calcio, due squadre che si stanno contendendo lo scudetto con un’intensità pazzesca: la Juventus di Giovanni Trapattoni, leader della classifica, e la Roma di Nils Liedholm, agguerrita inseguitrice. La posta in gioco è altissima, uno scontro diretto che può decidere le sorti del campionato.
La partita è tesissima, equilibrata, giocata con i nervi a fior di pelle. Il punteggio è fermo sullo 0-0. Siamo ormai nella ripresa, e la Roma sta cercando in tutti i modi di scardinare la difesa bianconera. Poi, al minuto 73, ecco l’episodio che cambierà la storia. Un calcio di punizione dalla trequarti campo per la Roma. Il cross è teso, la palla piomba in area. C’è una mischia, un colpo di testa, e poi, da un groviglio di gambe e maglie, sbuca il difensore romanista Maurizio Turone. Con un guizzo felino, spedisce il pallone in rete. È il delirio nella curva romanista, un boato che fa tremare lo stadio. I giocatori della Roma esultano, convinti di aver segnato il gol che potrebbe riaprire definitivamente la corsa scudetto.
Ma l’arbitro della partita, il signor Paolo Bergamo di Livorno, ha un’altra idea. Il suo fischietto suona, e il suo braccio si alza inesorabile: fuorigioco. Gol annullato. La decisione è fulminea, drastica, e scatena immediatamente le proteste furiose dei giocatori giallorossi e dell’intera panchina della Roma. Non credono ai loro occhi. Sono convinti che il gol fosse regolare. Ma il direttore di gara è irremovibile, supportato dal guardalinee, il signor Pancaldi.
La partita si conclude sullo 0-0. Un risultato che, di fatto, favorisce la Juventus, che mantiene un vantaggio significativo in classifica. Al termine del campionato, la Juventus si laureerà campione d’Italia con 44 punti, due in più della Roma, ferma a 42.
Ma la storia del “Gol di Turone” non finisce certo con il fischio finale. Anzi, è proprio da quel momento che inizia la sua leggenda. La decisione arbitrale diventa immediatamente oggetto di un dibattito accesissimo. Le moviole dell’epoca (rudimentali rispetto a quelle odierne) vengono mandate in onda all’infinito, rallentate, ingrandite. Ogni angolazione viene analizzata al microscopio. E ciò che emerge è un’immagine poco chiara, ma che per molti tifosi e commentatori di fede romanista mostra Turone in posizione regolare al momento del tocco del compagno.
La tesi romanista è semplice: il guardalinee ha alzato la bandierina troppo presto, o comunque ha giudicato male. Turone, al momento del passaggio, era coperto da un difensore juventino. Dunque, il gol era valido e avrebbe dovuto portare la Roma in vantaggio, cambiando il corso della partita e, potenzialmente, quello dell’intero campionato.
Dall’altra parte, i tifosi juventini e una parte della stampa sportiva sostenevano la regolarità della decisione arbitrale. Le argomentazioni si basavano su interpretazioni più restrittive della regola del fuorigioco o su prospettive diverse delle immagini, che sembravano mostrare Turone leggermente oltre l’ultimo difensore.
Ciò che è certo è che l’episodio ha alimentato per decenni un’acerrima rivalità tra le due tifoserie. Per i romanisti, il “Gol di Turone” è diventato il simbolo di uno scudetto “rubato”, di un’ingiustizia subita. Per i bianconeri, è stata semplicemente la corretta applicazione di una regola, o al massimo un errore arbitrale che non ha influenzato il verdetto finale di un campionato comunque dominato.
Ancora oggi, il “Gol di Turone” è un tormentone, un classico esempio di come un singolo episodio possa imprimere un marchio indelebile nella memoria collettiva e diventare parte integrante della narrazione sportiva. Ci sono stati innumerevoli articoli, speciali televisivi, e persino libri dedicati a quel fuorigioco (o non fuorigioco). Le interviste ai protagonisti, a Maurizio Turone stesso, all’arbitro Bergamo, ai giocatori di entrambe le squadre, hanno riproposto più volte il dilemma, senza mai arrivare a una conclusione univoca e universalmente accettata.
Questo episodio ci ricorda come il calcio, al di là delle sue regole e delle sue tattiche, sia profondamente intriso di passione, emozioni e, a volte, di controversie destinate a rimanere aperte per sempre. Il “Gol di Turone” è più di un semplice fatto di cronaca sportiva: è una ferita mai completamente rimarginata, un monito su quanto un secondo, una decisione, possa cambiare la percezione di un’intera stagione e alimentare un dibattito senza fine. Un fan fact che è diventato storia, leggenda e, per molti, un grido di battaglia. E voi, da che parte state? Fuorigioco o no? Il mistero continua!
